Metafisica

ISSR
Baccalaureato in Scienze Religiose

Metafisica
Codice Insegnamento: 2FIL009
Anno di corso: 2
Tipo di insegnamento: OBBLIGATORIO
Crediti: 5
Ore: 36
Lingua in cui viene erogato il corso: Italiano
Metodo di insegnamento: Non definito
Tipo di esame: Prova Orale

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Obiettivo:
Programma:

  1. Il corso intende svolgere compiutamente il progetto di una metafisica dell’affezione, in cui l’essere – appreso come principio e fondamento di tutte le cose che sono – torna ad affacciarsi al pensiero attraverso il nome dell’amore generativo: ossia, del voler-bene che fa-essere il dato creato. Il compito non è certo dei più semplici, ma è altrettanto urgente dal momento che tale svolta etico-affettiva della metafisica è il riflesso teorico della provocazione antropologico-culturale, a cui la nostra epoca non può più sottrarsi. L’unità di metafisica e amore, appresa dal cristianesimo, è diventata difficilissima da pensare. Su quell’unità è stato posto, da troppo tempo un interdetto: ieri a favore della metafisica dell’ente, oggi a vantaggio dell’amore cieco e sentimentale, che continua a svolgere, fra le fila del sapere, una tenace seppur vaga, opera di dissuasione. Nel frattempo, della metafisica è stato dichiarato il tramonto, lasciandoci orfani di ogni immaginazione circa il nostro destino, che superi l’orizzonte del nostro benessere psico-fisico e della nostra realizzazione personale, fin che morte non ci separi. Ad ogni modo, per rimanere nel nostro campo, i teologi, che dovrebbero verosimilmente essere i più competenti di questo legame e, al tempo stesso, i più sensibili al dramma della sua rottura, non sembrano così determinati a porvi rimedio. La predicazione cristiana, è vero, insiste enfaticamente sul primato esclusivo dell’amore quasi a compensare il vuoto lasciato dall’antico annuncio di una vita extra-terrena che appare alla contemporaneità troppo mitico. L’amore cerca così di supplire, con il suo illimitato trascendere ogni regola e ogni misura, che simula l’infinito-eterno, il vuoto ontico di trascendenza, che la metafisica ha lasciato. Il pensiero cristiano della trascendenza, d’altra parte, chiamato in soccorso per assicurare la verità biblica e creaturale dell’amore, rimanda per lo più a un impianto ontologico che dell’affezione non sa praticamente a. Sicché dura fatica a dar conto della materia delicata di cui dovrebbe trattare: vale a dire, la giustizia ontologica dell’amore di Dio che dà ragione della vita e del suo destino eterno. Questa ragione della vita infatti non attinge semplicemente alla verità di una corrispondenza necessaria del desiderio umano. Attinge, piuttosto, alla giustizia della libera destinazione dell’agape divino, che fa-essere nel voler-bene. E qui sta la smisurata misura di ogni senso dell’essere e del bene, in cui verità e giustizia tornano a riconciliarsi, scongiurando il mito della loro sublimazione. Solo a quel punto, l’essere è come deve e il bene vi corrisponde realmente nell’ingiunzione che sente di dover amare.
  2. L’obiettivo essenziale della ricerca è duplice: offrire, da un lato, una diversa competenza in ordine ai semi di resilienza e di riscossa che la metafisica dell’amore ha lasciato per strada. Stimare, dall’altro, la ricchezza e la spregiudicatezza di Hans Urs von Balthasar nel ribadire, contro ogni razionalismo che maltratta l’ente e contro ogni nominalismo che sbeffeggia il reale, non solo che «al di là dell’esistenza e dei modi dell’essere si scopre il carattere dell’essere in sé, che non consiste in altro se non in un non vivere per sé» (Solo l’amore è credibile, 147); ma che «l’amore è, in tal modo, più ampio dello stesso essere: poiché è il trascendentale in assoluto, che riassume la realtà dell’essere, della verità e della bontà» (Teologica 2, 152). In altre parole: la lettura meno scontata del Simposio platonico e delle Confessioni di Agostino; l’interpreta-zione più accorta dell’amore medievale (Bonaventura, Tommaso, Riccardo di San Vittore) e della mistica cortese; il riscatto della modernità in Cartesio e in Montaigne, in Spinoza e Malebranche; il rilancio del barocco e del romanticismo, nonché l’empatia con Blondel e la più audace fenomenologia (Husserl, Merleau-Ponty, Richir), dovrebbero garantirci la stima, intelligente e definitiva, di quelle pagine totalmente ispiratrici, a cui il genio svizzero ha legato il disegno di una metafisica della generazione e di un’ontologia dell’ente-creato, ricordando a ciascuno che l’amore «è tutt’altro che cieco, dal momento che ci vede benissimo».
  3. Il corso verrà proposto mediante lezioni frontali, arricchite dall’ascolto ospitale, dalla frequenza costante e dalla partecipazione attiva di ogni singolo studente. Il colloquio d’esame verificherà il grado di competenza acquisito – nella sapienza filosofica e teologica della giusta verità di agape – affrontando uno dei grandi capitoli dell’indagine svolta; mostrando, quindi, i buoni frutti della lettura integrale del «manuale».


Avvertenze:
Bibliografia:

H.u. Von Balthasar, La percezione dell’amore. Abbattere i bastioni Solo l’amore è credibile, Jaca Book, Milano 2010; H.u. Von Balthasar, Teologica. Verità di Dio, Jaca Book, Milano 1990; M. Blondel, L’Azione (1893). Saggio di una critica della vita e di una scienza della pratica, Paoline, Milano 1998; D. Cornati, «Ma più grande è l’amore». Verità e la giustizia di agápē, BTC 195, Queriniana, Brescia 2019; P. Sequeri, Metafisica e ordine del senso, «Teologia» 36 (2011), 159-171; P. Sequeri, La fede e la giustizia degli affetti, Cantagalli, Siena 2019.